Un Mac Pro 1,1 originale del 2006, con dentro tutt'altro da quello che Apple aveva previsto quando l'ha progettato.

Il limite non è nell'hardware, è nel firmware
Il Mac Pro 1,1 e il suo gemello 2,1 montano lo stesso socket LGA771 che negli anni successivi ha ospitato Xeon molto più potenti di quelli con cui la macchina è uscita di fabbrica. Il problema non è il socket, è il firmware: di serie riconosce solo i primi Xeon quad-core della famiglia 5100/5300 e resta fermo a un EFI a 32 bit, lo stesso che poi impedisce di avviare le versioni più recenti di macOS.
La soluzione, diffusa da anni tra chi tiene in vita questi case, è flashare la scheda madre con il firmware del Mac Pro 3,1 del 2008. Il flash fa due cose concrete: porta la macchina a un EFI a 64 bit, requisito per avviare sistemi operativi più recenti, e sostituisce la whitelist dei processori riconosciuti, sbloccando gli Xeon 5600 hex-core che il socket supporta fisicamente ma che il firmware originale si rifiuta di avviare.
Dentro il case
Con il firmware aggiornato, dentro trovano posto due Xeon X5675, sei core e dodici thread ciascuno, il massimo che questa piattaforma può ricevere. Li affiancano 32GB di RAM e uno storage SSD SATA — la scheda madre non ha un controller NVMe nativo, quindi resta la soluzione più veloce compatibile con questo hardware.

Windows dove Apple dice di no
La macchina gira in dual boot con Windows 10, ufficialmente non supportato su questo hardware. Un altro passaggio non da manuale: il firmware modificato e i driver giusti bastano a farlo funzionare stabilmente, anche se Microsoft e Apple non lo prevedono da nessuna parte nella documentazione ufficiale.
Il ciano non è un caso
L'illuminazione interna ciano è una scelta precisa, non un dettaglio lasciato al caso: un tema freddo e uniforme che si intona con il metallo spazzolato del case originale, invece di coprirlo con colori che stonerebbero con quella estetica.
Workstation vera, non solo vetrina
Questa macchina è una workstation di lavoro vera, usata quotidianamente in Nerd Company, non un pezzo tenuto acceso solo per le foto. Ed è anche la prova pratica che un hardware che Apple considerava superato da anni, con i giusti interventi su firmware e componenti, può ancora reggere un carico di lavoro reale.